martedì 17 marzo 2015

LEONARDO, PALLADIO E L'ARCHETIPO GEOMETRICO DELLA QUADRATURA DEL CERCHIO

Il famoso disegno di Leonardo da Vinci custodito a Venezia presso le Gallerie dell’Accademia, noto come L’uomo vitruviano, esprime l’ideale delle perfette proporzioni del corpo umano e al contempo registra la “fatale irruzione” di un’immagine archetipica. Esso richiama, nella correlazione armonica con le figure del quadrato e del cerchio, alcuni archetipi geometrici universali. È stato giustamente notato come in questo caso affiori la teoria alchemica del microcosmo e macrocosmo, per cui l’homo ad circulum e l’homo ad quadratum del De architettura di Vitruvio possono sovrapporsi (Elettrico). Riprendere Vitruvio, peraltro, vuol dire accogliere la sua concezione dell’ars muratoria, fondata sull’armonia delle proporzioni e sulla corrispondenza tra la natura e le costruzioni architettoniche: un’armonia insita nelle forme naturali che si riverbera in quelle ideate dalla mente umana. LEGGI TUTTO SU ARTE RICERCA

Leonardo da Vinci - Trattato della pittura

Del primo principio della scienza della pittura. Il principio della scienza della pittura è il punto, il secondo è la linea, il terzo è la superficie, il quarto è il corpo che si veste di tal superficie; e questo è quanto a quello che si finge, cioè esso corpo che si finge, perché invero la pittura non si estende più oltre che la superficie, per la quale si finge il corpo figura di qualunque cosa evidente. L. da Vinci, Trattato della pittura (Biblioteca Vaticana, Codice Urbinate lat. 1270, 31 v.). Agli inizi del Cinquecento, Leonardo Da Vinci, prototipo universale dell'artista scienziato, ha già completato gli scritti del Codice Vaticano Urbinate 1270, anche noto come Libro di pittura, o Trattato della pittura di Lionardo da Vinci. Il Trattato, un'opera composita, compilata postuma da uno o più allievi, contiene vari precetti, teorie e appunti in cui vengono enunciati i principi filosofici e ideali della pittura. Per Leonardo, la pittura è scienza - equiparandola alle arti speculative quali filosofia, poesia e teologia, vi applica le discipline matematiche e geometriche - conduce il lettore nell'esercizio della "filosofia del vedere", cioè nel cogliere la Natura tramite l'osservazione di quei fenomeni fisici, matematici e geometrici che ne determinano la percezione visiva. LEGGI TUTTO SU ARTE RICERCA

Leonardo da Vinci - Tavola cronologica della vita di Leonardo

1452 - Leonardo nasce ad Anchiano (Vinci), il 15 aprile, figlio naturale del notaio Piero di Antonio e di non meglio identificata Caterina, contadina. 1457 - Nella dichiarazione per il catasto di Vinci, il nonno Antonio dichiara che con lui e con la moglie Lucia, di anni 64, convive Lionardo, figlio non legittimo del figlio Piero. 1469 - In questo anno Leonardo risulta già nella bottega del Verrocchio quale apprendista. 1472 - È iscritto nella Compagnia di San Luca dei pittori. A partire da questa data sono da collocarsi le sue prime opere: apparati per feste e tornei, un cartone per arazzo (distrutto) e i dipinti di incerta datazione. 1473 - Data (5 agosto) il disegno con il Paesaggio della valle dell'Arno (Firenze, Uffizi). 1475 - Dipinge l'Annunciazione. 1476 - Risulta ancora abitare presso il Verrocchio. Assieme ad altre persone viene accusato di sodomia. Viene assolto dall'accusa. 1478 - Riceve l'incarico di eseguire la pala d'altare per la cappella di San Bernardo nel Palazzo della Signoria. Nello stesso anno afferma di avere eseguito due dipinti della Vergine, uno dei quali è identificato con la Madonna Benois. 1480 - Secondo l'Anonimo Gaddiano, lavora per Lorenzo de' Medici. 1481 - Contratto per l'Adorazione dei Magi. 1482 - Si trasferisce a Milano lasciando incompiuta l'Adorazione dei Magi. 1483 - A Milano stipula il contratto per la Vergine delle rocce assieme a Evangelista e Ambrogio de' Predis. Nasce a Urbino Raffaello. 1487 - Pagamenti per i progetti per il tiburio del Duomo di Milano. 1489 - Realizza degli apparati provvisori per festeggiare le nozze tra Gian Galeazzo Sforza e Isabella d'Aragona. Nello stesso anno hanno inizio i preparativi per la statua equestre in onore di Francesco Sforza. 1491 - Entra al servizio di Leonardo Gian Giacomo Caprotti da Oreno, detto Salaì, di anni dieci. 1492 - In occasione del matrimonio tra Ludovico il Moro e Beatrice d'Este, disegna i costumi per il corteo di sciti e di tartari. 1494 - Presiede i lavori di bonifica per una tenuta dei duchi, presso Vigevano. Inizia il Cenacolo. 1495 - Inizia la decorazione dei camerini del Castello Sforzesco. Viene citato come ingegnere ducale. 1497 - Il duca di Milano lo sollecita a portare a termine il Cenacolo, probabilmente concluso alla fine dell'anno. 1498 - Completa la decorazione della Sala delle Asse nel Castello Sforzesco. 1499 - In compagnia di Luca Pacioli, lascia Milano. E' prima a Vaprio, presso Francesco Melzi, poi a Mantova esegue due ritratti di Isabella d'Este. 1500 - Giunge a Venezia a marzo. Rientra a Firenze e trova alloggio presso il convento dei Serviti alla Santissima Annunziata. 1502 - Entra al servizio di Cesare Borgia come architetto e ingegnere generale, seguendolo nelle sue campagne militari in Romagna. 1503 - Ritorna a Firenze dove, secondo il Vasari, esegue la Gioconda e la Leda. Elabora progetti per la deviazione dell'Arno durante l'assedio di Pisa. La Signoria lo incarica di dipingere la Battaglia di Anghiari. 1504 - Continua a lavorare alla Battaglia di Anghiari. È chiamato a far parte della commissione che deve decidere la collocazione del David di Michelangelo. 1506 - Ritorna a Milano. 1508 - Vive a Firenze e poi ritorna a Milano. 1509 - Studi geologici delle valli lombarde. 1510 - Studi di anatomia con Marcantonio Torre all'Università di Pavia. 1513 - Si trasferisce a Roma, dove alloggia in Vaticano, nel Belvedere, sotto la protezione di Giuliano de' Medici. Esegue studi matematici e scientifici. 1514 - Esegue progetti per il prosciugamento delle paludi pontine e per il porto di Civitavecchia. 1516 - Si trasferisce ad Amboise, alla corte di Francesco I di Francia. 1518 - Partecipa alle celebrazioni per il battesimo del Delfino e per il matrimonio di Lorenzo de' Medici con una nipote del re. 1519 - Il 23 aprile redige il suo testamento, nominando esecutore testamentario il pittore e amico Francesco Melzi. Muore il 2 maggio. LEGGI SU ARTE RICERCA

LEONARDO DA VINCI - Lo straordinario messaggio di Leonardo nel disegno dell'uomo vitruviano, custodito alle Gallerie dell'Accademia di Venezia - Silvia Gramigna

Leonardo da Vinci, Le proporzioni del corpo umano secondo Vitruvio. Venezia, Gabinetto dei Disegni delle Gallerie dell'Accademia, cat. n. 228, punta metallica, penna e inchiostro, tocchi di acquerello su carta bianca, 344 x 245 mm. Un cerchio, un quadrato e, al centro, un'emblematica figura d'uomo. Chi non conosce questo straordinario disegno delle Gallerie dell'Accademia di Venezia, noto come L'uomo vitruviano, di Leonardo da Vinci? Lo si incontra molte volte caricato dei più disparati significati: negli ambienti scientifici, nelle università, nelle palestre, sui frontespizi dei libri, persino su capi di abbigliamento... si può dire che esso sia negli ultimi anni stato assunto quale simbolo della civiltà occidentale. Tra pochi mesi poi il disegno diventerà familiare proprio a tutti perché lo vedremo riprodotto sulla moneta da un euro coniata dall'Italia. È forse il disegno più famoso del mondo. A che cosa si deve tale diffusione? Non certo al nome altisonante dell'autore, né tantomeno alla qualità esecutiva, anche se altissima. Vi sono altri disegni importanti di Leonardo, molto suggestivi e di qualità forse superiore al nostro... Nemmeno il soggetto raffigurato, le ideali perfette proporzioni del corpo umano secondo le indicazioni fornite da Vitruvio, risulta essere di grande interesse per l'uomo moderno. Inoltre, in altri disegni Leonardo ha trattato il tema dell'anatomia e delle proporzioni senza tuttavia raggiungere gli esiti di questo disegno. Certamente, la fortuna di un'opera ha motivazioni molto complesse e, a volte, misteriose, ma vorrei proporre una riflessione critica in chiave filosofica alla luce della quale l'opera assume un significato nuovo e quantomai profondo. LEGGI TUTTO SU ARTE RICERCA

La Serenissima nello Specchio di Rame - Dario Succi. L'opera completa dei grandi maestri veneti, Splendore di una civiltà figurativa del Settecento.

La Serenissima nello Specchio di Rame. L'opera completa dei grandi maestri veneti, Splendore di una civiltà figurativa del Settecento. 2 volumi a cura di Dario Succi. Due volumi cartonati di grande formato, veste grafica accuratissima, 980 pagine, 1340 schede di altrettante opere, 1500 immagini con dettagli anche a piena pagina. L’opera, che è frutto di un trentennio di ricerche, colma una lacuna su quello che fu il secolo d’oro di uno straordinario universo di immagini incise, finora non adeguatamente valorizzato perché oggetto di studi frammentari, diluiti in un arco di tempo plurisecolare, dispersi su riviste specializzate e contributi monografici di non facile reperibilità. I cataloghi ragionati di ventidue grandi maestri (Luca Carlevarijs, Marco Ricci, Michele Marieschi, Antonio Canal detto Canaletto, Bernardo Bellotto, i tre Tiepolo, Jacopo Amigoni, Sebastiano Ricci, Francesco Fontebasso, Alessandro Longhi, Gaetano Zompini, Gianfrancesco Costa, ecc.) sono integrati da una selezione delle serie più significative di dodici fra i migliori incisori di riproduzione (Francesco Bartolozzi, Davide Fossati, Antonio Visentini, Giambattista Brustolon, Giovanni Volpato, Giuliano e Marco Sebastiano Giampiccoli, Dionisio Valesi, Francesco Zuccarelli, Antonio Sandi, Teodoro Viero). Di ogni incisione, accuratamente riprodotta, vengono descritti tutti gli stati conosciuti, precisando le dimensioni, la tecnica esecutiva, la datazione, l’eventuale esistenza di dipinti o disegni corrispondenti. La catalogazione delle stampe (1340 schede, 1500 immagini con dettagli anche a piena pagina, come si è già detto) scorre all’interno di una visione panoramica che consente di seguire la nascita, la straordinaria fioritura, il lento declino di una civiltà espressiva che ha contribuito in maniera determinante, con la larghissima diffusione internazionale, all’esaltazione della gloria di Venezia e della Repubblica Serenissima. I capitoli, ordinati cronologicamente, sono suddivisi seguendo un filo conduttore che valorizza artisti e generi tematici: vedute di Venezia, delle isole lagunari, della Riviera del Brenta, del territorio prealpino, di città italiane ed europee; riproduzioni di dipinti storici, religiosi, allegorici e mitologici; ritratti di artisti, santi e letterati; fantasiose teste di carattere, capricci di paesi e di rovine; le delizie della villeggiatura, le stagioni, i mesi, la caccia in valle, i mestieri ambulanti; le feste dogali,il carnevale e le sagre popolari; la vita in maschera nei caffé, nei palazzi e nei casini. Strumento prezioso per studiosi, collezionisti, antiquari, questa pubblicazione può coinvolgere tutte le persone sensibili al fascino dell’arte e della storia di Venezia.
“La Serenissima nello specchio di rame. Splendore di una civiltà figurativa del Settecento. L’opera completa dei grandi Maestri veneti” Due volumi cartonati 24 x 30 cm con sovracoperta e cofanetto. 980 pagine totali, 1340 schede, 1500 immagini. VEDI TUTTO SU ARTE RICERCA

Dario Succi - Biografia

Dario Succi è nato a Cividale del Friuli nel 1940 e risiede a Meduna di Livenza (TV). Laureatosi all'Università di Pisa, si è specializzato nello studio della pittura e dell'incisione veneziane dal Seicento all'Ottocento. Recentemente ha curato, con A. Delneri, i cataloghi delle mostre: Canaletto, una Venecia imaginaria nelle sedi espositive del Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid e del Centre de Cultura Contemporania, Barcellona, 2001), Da Canaletto a Zuccarelli, il paesaggio veneto del Settecento allestita nella magnifica residenza di campagna di Ludovico Manin, ultimo doge della Repubblica di Venezia (Villa Manin di Passariano, Udine 2003). È autore di vari libri, tra cui Venezia nella felicità illuminata delle acqueforti di Antonio Visentini (Treviso 1984), Isolario Veneto (Treviso 1985), Francesco Guardi, itinerario dell'avventura artistica (Milano 1993) di cui è stata pubblicata una edizione francese (Parigi 1995). Luca Carlevarijs e la veduta veneziana del Settecento (Palazzo della Ragione, Padova 1994), Canaletto et Bellotto (Musée Jenish, Vevey 1994), Von Canaletto bis Tiepolo (Anhaltische Gemäldegalerie, Dessau 1995), Bernardo Bellotto detto il Canaletto (Villa Morosini, Mirano 1999). Insieme a Rainer Michael Mason, André Corboz e Annalia Delneri ha collaborato alla mostra Une Venise imaginaire. Architectures, vites et seines capricieuses dans la gravure vénitienne du XVIII° siècle (Cabinet des Estampes, Musée d'Art et d'Histoire, Ginevra 1991), con Gertrude Borghero a Alito e Fascino di Venezia nelle vedute del Settecento (Stifttrog Langmatt, Baden 1994), con Mina Gregori e Pietro Zampetti, a quella su Antonio Francesco Peruzzini (Mole Vanvitelliana, Ancona 1997); con Rainer Michael Mason e Christophe Cherix a Les Tiepolo peintres graveurs (Musée d'Art et d'Histoire, Ginevra, 2001). Negli ultimi alali ha curato (con Annalia Delneri) i cataloghi delle mostre Canaletto, una Venezia immaginaria (Museo Thyssen Bornemisza, Madrid; Centre de Cultura Contemporania, Barcellona). Nel 2013 ha visto la luce la monumentale opera in due tomi La Serenissima nello specchio di rame. Splendore di una civiltà figurativa del Settecento. L'opera completa dei grandi maestri veneti (Crocetta del Montello). Nel 2015 ha pubblicato Il fiore di Venezia - dipinti dal Seicento all'Ottocento in collezioni private. LEGGI SU ARTE RICERCA

Pietro Liberi (Padova 1614 — 1687 Venezia) - Il Tempo scioglie la verità - Testi di Dario Succi

Il Tempo scioglie la verità. Olio su tela, 201 x 150.5 cm. Collezione privata. Nato a Padova il 15 aprile del 1614, Pietro Liberi, dopo una prima formazione presso il Padovanino, trascorse una giovinezza avventurosa, passata tra combattimenti contro i turchi e viaggi in Europa: imbarcatosi per Costantinopoli nel 1628, fu fatto schiavo e portato a Tunisi da dove fuggì per Malta. Nel 1633 sbarcò in Sicilia e quattro anni dopo partì per Lisbona, soggiornando anche in Spagna e in Francia. La sua vocazione artistica si consolidò a Roma (1638-1641) con la frequentazione della bottega di Pietro da Cortona. Il successivo soggiorno toscano (Siena, Firenze) lo pose a contatto con esperienze diverse, dal misticismo di Cesare Dandini al classicismo di Guido Reni, ma fu con il definitivo trasferimento a Venezia (1643) che l'artista si indirizzò definitivamente verso una reinterpretazione, di fulgida carnalità, del cosmo decorativo di Paolo Veronese. Egidio Martini, in una comunicazione scritta, interpretando il soggetto allegorico come Il Tempo incatena la Bellezza, ha sottolineato l'altissima qualità pittorica "realizzata attraverso una composizione e un movimento delle masse ben equilibrato e armoniosi e, ancora, attraverso un colore trasparente e chiaro che rende l 'insieme, pur nella monumentalità della composizione, leggero e sereno ". L'importante dipinto, che nel 1934 si trovava presso Malmede a Colonia, è una variante autografa della grande tela, firmata, passata in vendita presso Semenzato, Venezia (26 febbraio 1989, n. 116; 274 x 172 cm) resa nota da A. ed E. Martini (1959, p. 28; 1982, p. 465, nota 9) la quale, secondo Ugo Ruggeri (1996, P 117), rappresenta una Allegoria del Tempo e della Verità che gli porge il simbolo dell 'Obbligo verso di sé e gli altri. Pubblicando il presente dipinto, Fabrizio Magani (1989, pp. 45-48) lo considerava come prototipo, quindi cronologicamente anteriore all'altra versione. LEGGI TUTTO SU ARTE RICERCA