lunedì 25 gennaio 2021

Gabriella Crespi - Z Desk

In occasione del Salone del Mobile di Milano del 2015, la Galleria Rita Fancsaly ha presentato la Mostra "New Bronze Age", una serie di nuove edizioni limitate della celebre designer.
Gabriella Crespi - Z Desk - bronzo Disegno di Gabriella Crespi, 2015 Edizione limitata di 9 + 2 Prova d'Artista cm 124 x 65 x h.75 Certificato di autenticità rilasciato dall'Archivio Gabriella Crespi. ____________________ Gabriella Crespi nasce a Milano nel 1922 da una illustre famiglia. Studia all'Accademia di Belle Arti di Brera, poi architettura al Politecnico di Milano. Dotata di uno straordinario talento e gusto per il bello, dagli anni Cinquanta si dedicherà alla creazione di mobili ed oggetti dalle forme essenziali, talvolta ispirati all'Oriente, capaci di suscitare una notevole forza di seduzione. Con la sua personalità carismatica lascerà un'impronta indelebile nella cultura contemporanea del design. Foto: Copyright © Rita Fancsaly Presso la Galleria Fancsaly di Milano si possono acquistare alcuni dei manufatti vintage della produzione di Gabriella Crespi.

giovedì 21 gennaio 2021

Gabriella Crespi - Biografia

“I was inspired only by the universe” Gabriella Crespi nasce nel 1922 da una illustre famiglia - la madre, Emma Caimi-Pellini, aveva intrapreso la carriera di designer di gioielli aprendo un proprio atelier di successo, il padre era ingegnere meccanico. Trascorre con la famiglia alcuni anni dell'adolescenza in Toscana, poi intraprende studi all'Accademia di Belle Arti di Brera, e successivamente, negli anni Quaranta, architettura al Politecnico di Milano. In questo periodo sarà molto coinvolta dall’esperienza progettuale di Le Corbusier e Frank Lloyd Wright. Colta, bella, elegante, conosce Giuseppe Maria Crespi, di ricca famiglia lombarda, imprenditori tessili e comproprietari del Corriere della Sera - un matrimonio contratto nel 1948 che entrerà presto in crisi, nonostante la nascita dei figli Gherardo ed Elisabetta. Dotata di uno straordinario talento e gusto per il bello, dagli anni Cinquanta si dedica alla creazione di mobili ed oggetti che oltre alla loro funzione pratica risultano essere delle autentiche opere scultoree. Le sue sono creazioni dell’artigianato classico, ispirato talora dalle filosofie orientali - le forme sono rigorose, essenziali: rinoceronti in bronzo, arredi multifunzionali anche di ispirazione botanica. Risultano oggetti belli da usare - oltre la loro funzione, esercitano una notevole forza di seduzione. LEGGI TUTTO

venerdì 15 gennaio 2021

I Leoni Marciani in Istria.

I Leoni Marciani in Istria. Nel IX secolo due veneziani portarono da Alessandria a Venezia le reliquie di San Marco evangelista, e da allora San Marco fu assunto a protezione dei veneziani - occupando il posto del precedente San Teodoro - e il suo leone alato divenne l'emblema della città. Per Leone di San Marco o Leone Marciano o Leone Alato si intende la rappresentazione simbolica dell'evangelista Marco, raffigurato in forma di leone alato. Altri elementi in varie combinazioni presenti sono: l'aureola sul capo e un libro tra le zampe. Il Leone di San Marco è il secolare simbolo della città di Venezia, della sua antica Repubblica e attuale simbolo del Comune e della Provincia di Venezia, nonché della Regione Veneto e di numerosi altri enti e amministrazioni civili, militari e politici.
Leone Marciano Andante: Ovvero quando è possibile vedere per intero il corpo del leone di profilo, appoggiato su tre zampe mentre l'anteriore destra è poggiata sul libro: tipica raffigurazione presentata nelle bandiere e nelle grandi statue, dove vi era abbondanza di spazio per riportare la rappresentazione completa Leone Marciano Rampante: Di profilo e ritto sulle zampe posteriori e con le zampe anteriori regge il libro e la spada. Il Leone Marciano compare in tutte le città che sono state sotto il dominio della Repubblica Veneta (solitamente nelle piazze principali e nei palazzi storici). Lo si trova inoltre in bandiere, gonfaloni, stemmi, statue e monete. Compare inoltre nella bandiera navale sia mercantile sia militare della Repubblica Italiana. La figura del Leone di San Marco è anche il simbolo del premio del Festival del cinema di Venezia, ovvero il Leone d'oro, delle Assicurazioni Generali, sulla maglia del Benetton Rugby di Treviso e del Venezia Football Club. È infine usato dallo United States Army Africa (USARAF), già Southern European Task Force (SETAF), di base a Vicenza. La figura del Leone Alato è anche il simbolo e il logo che appare sulle maglie e sui vessilli della squadra di calcio del Latina, in onore di uno dei due Santi Patroni della città, ossia San Marco, e delle popolazioni, in maggioranza provenienti dalle terre venete, che si insediarono nell'Agro Pontino, contribuendo alla bonifica e redenzione delle sue paludi negli anni venti e trenta.
Leone Marciano Rampante: Di profilo e ritto sulle zampe posteriori e con le zampe anteriori regge il libro e la spada. A metà del XIV secolo si iniziò poi a esporre gonfaloni nei quali campeggiava il classico Leone Marciano andante con libro e spada. Nella stessa epoca tale iconografia venne in generale adottata quale simbolo dello Stato. Nei giorni di festa lo stendardo di San Marco veniva appeso all'abate, in lingua veneta abao, un oggetto inizialmente usato a Costantinopoli. Questo oggetto si costituiva di un piedistallo marmoreo e di palo dipinto di rosso sul quale veniva esposta la bandiera della Repubblica, spesso veniva usato anche davanti ai complessi religiosi dove però la bandiera esposta recava gli stemmi delle confraternite religiose che lo esponevano. Leone Marciano Andante: Ovvero quando è possibile vedere per intero il corpo del leone di profilo, appoggiato su tre zampe mentre l'anteriore destra è poggiata sul libro: tipica raffigurazione presentata nelle bandiere e nelle grandi statue, dove vi era abbondanza di spazio per riportare la rappresentazione completa Leone Marciano Rampante: Di profilo e ritto sulle zampe posteriori e con le zampe anteriori regge il libro e la spada.
Leone Marciano in moléca (pronunciato in mo'eca: Il leone è accovacciato e posizionato frontalmente con le ali spiegate a ventaglio assumendo un aspetto simile al granchio con le chele aperte (e in veneziano moléca è il nome dei piccoli granchi in periodo di muta). È una versione molto usata su spazi ridotti, per la semplicità e la compattezza grafica, soprattutto su monete, sigilli, stemmi e bassorilievi stiacciati. Leone Marciano in moléca (pronunciato in mo'eca: Il leone è accovacciato e posizionato frontalmente con le ali spiegate a ventaglio assumendo un aspetto simile al granchio con le chele aperte (e in veneziano moléca è il nome dei piccoli granchi in periodo di muta). È una versione molto usata su spazi ridotti, per la semplicità e la compattezza grafica, soprattutto su monete, sigilli, stemmi e bassorilievi.
Albona foto della chiesa col Rosone ed il Leone Alato.

Stele funeraria del Gladiatore (myrmillo) Q. Sossius Albius o Albus, dedicatagli da una sua liberta.

Aquileia, Museo Archeologico. Stele funeraria del Gladiatore (myrmillo) Q. Sossius Albius o Albus, dedicatagli da una sua liberta. Prima metà del II secolo d.C.
D(is) M(anibus) Q(uinti) Sossi Albi myrmillonis Sossia lusta lib(erta) patron(o) beneinerenti. Traduzione: Agli dei Mani di Quinto Sossio Albio (o Albo), "mirmillone" la liberta Sossia Giusta al patrono benemerito. Il mirmillone (in latino: murmillo, myrmillo o mirmillo) era una delle categorie gladiatorie che si esibivano negli anfiteatri in epoca romana. Nella categoria dei mirmilloni venivano arruolati i lottatori dal fisico più possente. Sul capo i mirmilloni portavano solitamente un grosso elmo che copriva interamente il volto, decorato con figure marine, dovute alla simbologia mitologica a cui ogni classe gladiatoria era legata. Erano poi equipaggiati con un largo, pesante scudo rettangolare ricurvo (lo scutum, simile ad una tegola), molto simile a quello in dotazione alla fanteria romana; questo scudo schermava l'intero corpo, ad eccezione del volto e delle gambe, queste ultime protette da un solo schiniere (ocrea). Portava, come unica arma d'attacco una corta spada, il gladio. Durante la lotta, il mirmillone si teneva al riparo dietro il grande scudo, esponendo solo volto e gambe, a loro volta corazzate, scostando lo scudo solo per brevi attacchi con il gladio. Da questo punto di vista il mirmillone era per l'avversario una fortezza inespugnabile, di fronte; l'unica possibilità, per il suo nemico, spesso il più agile trace, era trovare il modo di attaccarlo lateralmente, dove era vulnerabile, facendo affidamento sulla relativa lentezza del mirmillone. Nella stele ad altorilievo dedicata a Q. Sossius Albius, il gladiatore è inserito in una nicchia a figura intera vestito di perizoma (subligaculum) con elmo crestato (questo tipo di elmo con tesa ricurva e visiera interamente a grata entra in uso dall’inizio del II secolo d.C.), spada corta (gladius), scudo “a tegola” (scutum), manica al braccio destro, schiniere (ocrea) alla gamba sinistra. Il volto è completamente coperto dalla visiera a grata dell’elmo. La condizione libera e il possesso di una liberta indicano per Sossius un discreto livello socioeconomico, il che è rispecchiato dalla qualità del monumento. Aquileia era dotata di un anfiteatro, ma dei gladiatori che vi si esibivano si conoscono soltanto due testimonianze epigrafiche, la presente e quella del retiarius Passer (CIL V, 1037 = Inscr. Aq., 725), attualmente dispersa. Generalmente sulle epigrafi funerarie i gladiatori sono designati col solo cognomen, indicazione che lascia incerto il loro status personale (schiavi, liberti o ingenui?), anche se sembra verosimile una prevalenza della condizione servile. Nell'Italia settentrionale si conoscono soltanto due casi, compreso il presente, di gladiatori designati da una normale formula onomastica, che ne attesta la condizione libera e il godimento della cittadinanza romana. Altri myrmillones sono raffigurati ad Aquileia nella lucerna in Verzár-Bass (ed.) 1991, cat. n. 53a. (Fonti: West & East; Itinerari epigrafici Aquileiesi; Wikipedia)

mercoledì 13 gennaio 2021

RITA FANCSALY Gabriella Crespi NEW BRONZE AGE
"4Hands - PUZZLE TABLE" Tavolo da pranzo - Ottone, bronzo, vetro di Murano Pezzo unico, 2015. cm 220 x 120 x h.75. Galleria Rita Fancsaly Milano
Un sodalizio di architetti designer accomunati dall'amore per la creazione di oggetti tanto raffinati da risultare opere d'arte. Gabriella Crespi dedicherà la propria vita alla creazione di mobili ed oggetti che, fin dai primi lavori, cattureranno l'interesse del pubblico - risulteranno essere autentiche opere scultoree. Ancora oggi ispira la creatività di molti giovani artisti. Franco Deboni durante il periodo di studi a Venezia, sotto la guida di Carlo Scarpa, si appassiona così tanto al vetro artistico che dopo la laurea inizia l'attività di designer del vetro. Nel 1993 apre, in via Brera a Milano, assieme alla moglie, la "Rita Fancsaly Gallery", specializzata in design storico. Nel 1996, inizia una propria produzione di vetro artistico. La sua è una produzione ridottissima, anche in conseguenza dell'estrema perfezione che l'artista esige da ogni sua realizzazione. 4 Hands nasce nel 2015, realizzato in due esemplari, uno con il piano di vetro rosso e l'altro blu. Il tavolo da pranzo "Puzzle Table" faceva già parte della serie plurimi di Gabriella Crespi, con piani di cristallo che identificano ognuno un singolo posto a tavola, partendo da un tavolo ottagonale composto da due consolle per evolvere in lunghezza secondo le necessità dell'ambiente. L'opera Crespi-Deboni rispecchia quello della maggior parte del mobilio di Gabriella Crespi, linee essenziali, elegantissime, ottone a specchio, i pregevoli vetri del piano sono stati realizzati personalmente da Franco Deboni in una fornace di Murano. Foto © Galleria Fancsaly

lunedì 17 aprile 2017

TRIESTE - DI IERI E DI OGGI

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” Trieste di ieri e di oggi “, nasce con l’intento di condividere notizie, immagini fotografiche, opere di pittori triestini e quanto altro riguardi la città di Trieste e il suo territorio, di ogni periodo storico.
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sabato 19 novembre 2016

domenica 13 novembre 2016

STORIA DELLA CITTA' DI TRIESTE

ll nome Tergeste è di origine preromana, con base preindoeuropea: terg = mercato, ed il suffisso –este, tipico dei toponimi venetici. In alternativa, si ritrova proposta l'origine latina del nome "tergestum" (riportata dal geografo di età augustea Strabone), legata al fatto che i legionari romani dovettero combattere tre battagle per avere ragione delle popolazioni indigene ("Ter-gestum bellum", dal latino "ter" = tre volte e "gerere bellum" = far guerra, cui il participio passato da "gestum bellum"). Sin dal II millennio a.C. il territorio della provincia di Trieste fu sede di importanti insediamenti protostorici, i castellieri, villaggi arroccati sulle alture e protetti da fortificazioni in pietra, i cui abitanti appartenevano a popolazioni di probabile origine illirica e di stirpe indoeuropea. Fra il X e il IX secolo a.C. la popolazione autoctona entrò in contatto con un'altra etnia indoeuropea, i (Venetici, Heneti o Eneti), da cui venne notevolmente influenzata sotto il profilo culturale. Con le conquiste militari dell'Illiria da parte dei Romani, i cui episodi più salienti furono la guerra contro la pirateria degli Istri del 221 a.C., la fondazione di Aquileia nel 181 a.C. e la guerra istrica del 178-177 a.C., ebbe inizio un processo di romanizzazione ed assimilazione delle popolazioni preesistenti. La “Venetia et Histria”, di cui Aquileia divenne la capitale. Dall'anno della sua fondazione, Aquileia si era sviluppata rapidamente ed aveva assunto sempre più il ruolo di città fortezza: vennero costruiti templi, fontane, obelischi, acquedotti, un circo, un anfiteatro e persino un palazzo imperiale. I canali fluviali garantivano il carico scarico delle mercanzie e degli approvvigionamenti via mare; contava quasi 200.000 abitanti. Tergeste fu colonizzata alla metà del I secolo a.C. in epoca cesariana (Regio X Venetia et Histria), ed è probabile che la fortezza principale fosse situata sulle pendici del colle di San Giusto. I Tergestini sono menzionati nel De bello Gallico di Giulio Cesare, a proposito di una precedente invasione forse di Giapidi: "Chiamò T. Labieno e mandò la legione quindicesima (che aveva svernato con lui) nella Gallia Cisalpina, a tutela delle colonie dei cittadini romani, per evitare che incorressero, per incursioni di barbari, in qualche danno simile a quello che nell'estate precedente era toccato ai Tergestini che, inaspettatamente, avevano subito irruzioni e rapine. (CAES. Gall. 8.24). Tergestum fu citata poi da Strabone, geografo attivo in età augustea, che la definì come phrourion (avamposto militare) con funzioni di difesa e di snodo commerciale. Tergeste si sviluppò e prosperò in epoca imperiale, imponendosi come uno dei porti più importanti dell'alto Adriatico sulla via Popilia-Annia. Il nucleo abitativo nel 33 a.C. venne cinto da alte mura (ancora visibile la porta meridionale, il cosiddetto Arco di Riccardo) da Ottaviano Augusto (murum turresque fecit) e venne arricchito da importanti costruzioni quali il Foro ed il Teatro. Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, la città passò sotto il controllo dell'impero bizantino fino al 788, quando venne occupata dai franchi. Nel 1098 risultava già diocesi vescovile con il nome latino di Tergestum. Nel XII secolo divenne un Libero Comune e dopo secoli di battaglie contro la rivale Venezia, Trieste si pose sotto la protezione (1382) del duca d'Austria conservando però una notevole autonomia fino al XVII secolo.
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lunedì 17 ottobre 2016

" ANTIQUARIATO - COLLEZIONISMO - MODERNARIATO "

Un Gruppo Facebook "gratuito" dedicato all'Arte e all'Antiquariato !
" " I S C R I V I T I "
Uno spazio dedicato all'appassionato di arte e antiquariato, dove è possibile inserire i propri oggetti da vendere o formulare delle richieste di ricerca, ma dove trovare preziose informazioni, consigli e cultura.

lunedì 13 giugno 2016

TRIESTE - STORIA ANTICA E MODERNA

Il nome Tergeste è di origine preromana, con base preindoeuropea: terg = mercato, ed il suffisso –este, tipico dei toponimi venetici. In alternativa, si ritrova proposta l'origine latina del nome "tergestum" (riportata dal geografo di età augustea Strabone), legata al fatto che i legionari romani dovettero combattere tre battagle per avere ragione delle popolazioni indigene ("Ter-gestum bellum", dal latino "ter" = tre volte e "gerere bellum" = far guerra, cui il participio passato da "gestum bellum"). Sin dal II millennio a.C. il territorio della provincia di Trieste fu sede di importanti insediamenti protostorici, i castellieri, villaggi arroccati sulle alture e protetti da fortificazioni in pietra, i cui abitanti appartenevano a popolazioni di probabile origine illirica e di stirpe indoeuropea. Fra il X e il IX secolo a.C. la popolazione autoctona entrò in contatto con un'altra etnia indoeuropea, i (Venetici, Heneti o Eneti), da cui venne notevolmente influenzata sotto il profilo culturale. Con le conquiste militari dell'Illiria da parte dei Romani, i cui episodi più salienti furono la guerra contro la pirateria degli Istri del 221 a.C., la fondazione di Aquileia nel 181 a.C. e la guerra istrica del 178-177 a.C., ebbe inizio un processo di romanizzazione ed assimilazione delle popolazioni preesistenti. Tergeste fu colonizzata alla metà del I secolo a.C. in epoca cesariana (Regio X Venetia et Histria), ed è probabile che la fortezza principale fosse situata sulle pendici del colle di San Giusto. Tergeste si sviluppò e prosperò in epoca imperiale, imponendosi come uno dei porti più importanti dell'alto Adriatico sulla via Popilia-Annia. Il nucleo abitativo nel 33 a.C. venne cinto da alte mura (ancora visibile la porta meridionale, il cosiddetto Arco di Riccardo) da Ottaviano Augusto (murum turresque fecit) e venne arricchito da importanti costruzioni quali il Foro ed il Teatro. Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, la città passò sotto il controllo dell'impero bizantino fino al 788, quando venne occupata dai franchi. Nel 1098 risultava già diocesi vescovile con il nome latino di Tergestum. Nel XII secolo divenne un Libero Comune e dopo secoli di battaglie contro la rivale Venezia, Trieste si pose sotto la protezione (1382) del duca d'Austria conservando però una notevole autonomia fino al XVII secolo. Nel 1719 divenne porto franco ed in quanto unico sbocco sul mare Adriatico dell'Impero Austriaco, Trieste fu oggetto di investimenti e si sviluppò diventando, nel 1867, capoluogo della regione del Litorale Adriatico dell'impero (l'"Adriatisches Küstenland"). Nonostante il suo stato privilegiato di unico porto commerciale della Cisleithania e primo porto dell'Austria-Ungheria, Trieste conservò sempre in primo piano, nei secoli, i legami culturali con l'Italia; infatti, anche se la lingua ufficiale della burocrazia era il tedesco, l'italiano era la lingua del commercio e della cultura. Nel XVIII secolo il dialetto triestino (dialetto di tipo veneto) sostituì il tergestino, l'antico dialetto locale di tipo retoromanzo. Il triestino, parlato anche da scrittori e filosofi, continua ad essere tuttora l'idioma più usato in ambito familiare e in molti contesti sociali di natura informale e talvolta anche formale, affiancandosi, in una situazione di diglossia, all'italiano, lingua amministrativa e principale veicolo di comunicazione nei rapporti di carattere pubblico. Trieste fu, con Trento, oggetto e al tempo stesso centro di irredentismo, movimento che, negli ultimi decenni del XIX secolo e agli inizi del XX aspirava ad un'annessione della città all'Italia. La convivenza fra i vari gruppi etnici che aveva da secoli contraddistinto la realtà sociale di Trieste (e di Gorizia) subì, pertanto, un generale deterioramento fin dagli anni che precedettero la prima guerra mondiale. Nel 1918 il Regio esercito entrò a Trieste acclamato dalla maggioranza della popolazione, che era di sentimenti italiani. La sicura imminente annessione della città e della Venezia Giulia all'Italia, fu però accompagnata da un ulteriore inasprimento dei rapporti tra il gruppo etnico italiano e quello sloveno, traducendosi talvolta anche in scontri armati. A tale proposito furono emblematici, il giorno 13 aprile 1920, i disordini scoppiati a Trieste in seguito di un attentato contro l'esercito italiano di stanza a Spalato, che aveva causato due vittime fra i militari. Durante i disordini, contraddistinti da un marcato carattere anti-slavo, un gruppo di squadristi triestini presidiò l'Hotel Balkan, ove aveva sede il Narodni dom (Casa Nazionale), centro culturale degli sloveni e delle altre nazionalità slave locali, che fu dato alle fiamme. «Il rogo...mostra con le fiamme, che ben si possono scorgere da diversi punti della città, la forza del fascismo in attesa». Con la firma del Trattato di Rapallo del novembre 1920, Trieste passò definitivamente all'Italia, inglobando, nel proprio territorio provinciale, zone dell'ex Contea di Gorizia e Gradisca, dell'Istria e della Carniola. Il periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale fu segnato da numerose difficoltà per Trieste. L'economia della città fu colpita infatti dalla perdita del suo secolare entroterra economico; ne soffrì soprattutto l'attività portuale e commerciale, ma anche il settore finanziario. Trieste perse la sua tradizionale autonomia comunale e cambiò anche la propria configurazione linguistica e culturale; quasi la totalità della comunità germanofona lasciò infatti la città dopo l'annessione all'Italia; con l'avvento del fascismo l'uso pubblico delle lingue slovena e tedesca fu proibito e vennero chiuse le scuole, i circoli culturali e la stampa della comunità slovena. Moltissimi sloveni così emigrarono nel vicino Regno di Jugoslavia.Un fenomeno analogo si era avuto, poco prima, ma in senso inverso, con la fuga dei dalmati italiani dalle loro ataviche terre, dinnanzi alle persecuzione attuate dai serbocroati, una volta che la Dalmazia era stata annessa al regno di Jugoslavia. Dalla fine degli anni venti, cominciò l'attività sovversiva dell'organizzazione antifascista e irredentista sloveno-croata TIGR, con alcuni attentati dinamitardi anche nel centro cittadino. Nonostante i problemi economici e il teso clima politico, la popolazione della città crebbe negli anni venti del Novecento, grazie soprattutto all'immigrazione da altre zone dell'Italia. La prima metà degli anni trenta furono invece anni di ristagno demografico, con una leggera flessione della popolazione dell'ordine di circa l'1% su base quinquennale (nel 1936 si contarono infatti quasi duemila abitanti in meno che nel 1931). Nello stesso periodo, e successivamente, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, furono portate avanti alcune importanti opere urbanistiche; tra gli edifici più rilevanti vanno ricordati il palazzo dell'Università e il Faro della vittoria. Con l'introduzione delle leggi razziali fasciste del 1938, la vita culturale ed economica della città subì un ulteriore degrado dovuto all'esclusione della comunità ebraica dalla vita pubblica. Nel periodo che va dall'armistizio (8 settembre 1943) all'immediato dopoguerra, Trieste fu al centro di una serie di vicende che hanno segnato profondamente la storia del capoluogo giuliano e della regione circostante e suscitano tuttora accesi dibattiti. Nel settembre del 1943 la Germania nazista occupò senza alcuna resistenza la città che venne a costituire, insieme a tutta la Venezia Giulia una zona di operazioni di guerra, l'OZAK (Operationszone Adriatisches Küstenland), alle dirette dipendenze del Gauleiter di Carinzia Friedrich Rainer. Egli tollerò in città la ricostituzione di una sede del PFR, diretta dal federale Bruno Sambo, la presenza di un'esigua forza di militari italiani al comando del generale della GNR Giovanni Esposito e l'insediamento di un reparto della Guardia di Finanza. Si riservò però la nomina del podestà, nella persona di Cesare Pagnini, e del prefetto della provincia di Trieste, Bruno Coceani, entrambi ben accetti ai fascisti locali, alle autorità della RSI e allo stesso Mussolini, che conosceva personalmente Coceani. Durante l'occupazione nazista la Risiera di San Sabba - oggi Monumento Nazionale e museo - venne destinata a campo di prigionia e di smistamento per i deportati in Germania e Polonia e per detenuti politici, partigiani italiani e slavi. La presenza del forno crematorio nella Risiera testimonia che non fu utilizzata solo come luogo di smistamento e di detenzione di prigionieri, ma anche come campo di sterminio. Si tratta dell'unico campo di concentramento nazista presente in territorio italiano. In seguito, nei primi anni cinquanta la Risiera fu usata come campo profughi per gli esuli istriani, fiumani e dalmati in fuga dai territori passati alla sovranità jugoslava. L'insurrezione dei partigiani italiani e jugoslavi a Trieste fu contraddistinta da uno svolgimento anomalo. Il 30 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale del quale era presidente don Edoardo Marzari, composto da tutte le forze politiche antifasciste con l'eccezione dei comunisti, proclamò l'insurrezione generale; al tempo stesso le brigate dei partigiani jugoslavi con l'appoggio del PCI attaccarono dall'altipiano. Gli scontri si registrarono principalmente nelle zone di Opicina (sull'altipiano carsico), del Porto Vecchio, del castello di San Giusto e dentro il Palazzo di Giustizia, in città. Tutto il resto della città fu liberato. Il comando tedesco si arrese solo il 2 maggio alle avanguardie neozelandesi, che precedettero di un giorno l'arrivo del generale Freyberg. Le brigate partigiane jugoslave di Tito erano già giunte a Trieste il 1º maggio e i suoi dirigenti convocarono in breve tempo un'assemblea cittadina composta da cittadini jugoslavi e da due italiani. Questa assemblea proclamò la liberazione di Trieste, così presentando i partigiani di Tito come i veri liberatori della città agli occhi degli alleati spingendo i partigiani non comunisti del CLN a rientrare nella clandestinità. Gli jugoslavi esposero sui palazzi la bandiera jugoslava, il Tricolore italiano con la stella rossa al centro e le bandiere rosse con la falce e martello. Le brigate jugoslave, giunte a Trieste a marce forzate per precedere gli anglo-americani nella liberazione della Venezia Giulia, non contenevano nessuna unità partigiana italiana inserita nell'Esercito jugoslavo, mandate invece a operare altrove, benché molti triestini (italiani e sloveni) vi fossero compresi. Gli alleati (nello specifico la Seconda divisione neozelandese, che fu la prima ad arrivare in città), riconobbero che la liberazione era stata compiuta dai partigiani di Tito e in cambio chiesero e ottennero la gestione diretta del porto e delle vie di comunicazione con l'Austria (infatti, non essendo ancora a conoscenza del suicidio di Hitler, gli angloamericani stavano preparando il passo ad un'invasione dell'Austria e quindi della Germania). L'esercito jugoslavo assunse i pieni poteri. Nominò un Commissario Politico, Franc Štoka, membro del partito comunista. Il 4 maggio vennero emanati dall'autorità jugoslava a Trieste, il Comando Città di Trieste (Komanda Mesta Trst) gli ordini 1, 2, 3 e 4 che proclamano lo stato di guerra, impongono il coprifuoco (a combattimenti terminati) e uniformano il fuso orario triestino a quello jugoslavo. Limitarono la circolazione dei veicoli e prelevarono dalle proprie case numerosi cittadini, sospettati di nutrire scarse simpatie nei confronti della ideologia che guidava le brigate jugoslave. Fra questi non vi furono solo fascisti o collaborazionisti, ma anche combattenti della Guerra di Liberazione. Un memorandum statunitense dell'8 maggio recitava: « A Trieste gli Jugoslavi stanno usando tutte le familiari tattiche di terrore. Ogni italiano di una qualche importanza viene arrestato. Gli Jugoslavi hanno assunto un controllo completo e stanno attuando la coscrizione degli italiani per il lavoro forzato, rilevando le banche e altre proprietà di valore e requisendo cereali e altre vettovaglie in grande quantità. » L'otto maggio proclamarono Trieste città autonoma in seno alla Repubblica Federativa di Jugoslavia. Sugli edifici pubblici fecero sventolare la bandiera Jugoslava affiancata dal Tricolore italiano con la stella rossa al centro. La città visse momenti difficili, di gran timore, con le persone dibattute tra idee profondamente diverse: l'annessione alla Jugoslavia o il ritorno all'Italia. In questo clima si verificarono confische, requisizioni e arresti sommari. Vi furono anche casi di vendette personali, in una popolazione esasperata dagli eventi bellici e dalle contrapposizioni del periodo fascista. Invano i triestini sollecitarono l'intervento degli Alleati. Il comando alleato e quello jugoslavo raggiunsero infine un accordo provvisorio sull'occupazione di Trieste. Il 9 giugno 1945 a Belgrado, Josip Broz Tito, verificato che Stalin non era disposto a sostenerlo, concluse l'accordo con il generale Alexander che portò le truppe jugoslave a ritirarsi dietro la linea Morgan. Gli alleati assunsero allora il controllo della Città e del suo hinterland. Le rivendicazioni jugoslave e italiane nonché l'importanza del porto di Trieste per gli Alleati furono la spinta nel 1947, sotto l'egida dell'ONU, alla istituzione del "Territorio libero di Trieste" (TLT). Per l'impossibilità di nominare un Governatore scelto in accordo tra angloamericani e sovietici, il TLT rimase diviso in due zone d'occupazione militare: la Zona A amministrata dagli Angloamericani e la Zona B amministrata dagli jugoslavi. Tale situazione si protrasse fino al 1954 quando il problema venne risolto confermando la spartizione del territorio libero di Trieste secondo le due zone già assegnate: anzi, furono incorporati alla Jugoslavia alcuni villaggi della zona A (Albaro Vescovà, San Servolo, Crevatini, Elleri, Plavie, Ancarano e Valle Oltra) appartenenti al comune di Muggia, che vide in tal modo dimezzato il proprio territorio. La frontiera fra la zona assegnata all'amministrazione italiana e quella occupata dalla Jugoslavia venne così a passare sui rilievi che sovrastavano la periferia meridionale della cittadina istriana. Tale situazione provvisoria fu resa definitiva nel 1975, col Trattato di Osimo stipulato tra l'Italia e la Jugoslavia, nel quale si dichiarava il definitivo ritorno della città all'Italia. Nel 1962 Trieste divenne capoluogo della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia. Nel 2004, assieme ad altri Paesi, la Slovenia entra a far parte dell'Unione Europea e solo 3 anni più tardi la vicina Repubblica aderisce ai trattati di Schengen, facendo perdere quindi a Trieste la sua decennale posizione di città di confine. TRIESTE STORIA

giovedì 19 maggio 2016

TRIESTE - " Trieste di ieri e di oggi "

Il Gruppo "Trieste di ieri e di oggi", nasce con l'intento di far conoscere la storia di Trieste e del suo Territorio. Sulla piattaforma Facebook sarà possibile trovare e condividere notizie, immagini da fotografie, cartoline, stampe, ma anche opere di artisti triestini e molto altro.
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domenica 13 marzo 2016

Giuseppe Bernardino Bison - Daniele D'Anza

Video su Giuseppe Bernardino Bison Visualizza su You Tube

Trieste Medievale - Dino Cafagna

C’è un affresco dell’abside di San Giusto che raffigura il Santo con il modello della città di Trieste in mano. Questo modello rappresenta in assoluto la prima raffigurazione di Trieste. Infatti la più importante testimonianza iconografica tramandataci, nonché la prima e quindi la più antica raffigurazione di Trieste, è quella fornita da un affresco della cattedrale di S. Giusto. Databile attorno al 1370, è attribuito al Secondo Maestro di San Giusto e rappresenta il Santo Patrono con in mano il modellino della città circondata da possenti mura merlate (fig.1). Tale rappresentazione faceva parte di un ciclo di affreschi, che in origine ornavano l'abside della navata di San Giusto, ricoprendo un analogo ciclo duecentesco (fatto quindi dal Primo Maestro di San Giusto). Questi furono strappati e collocati poi su pannello nella cappella di San Giovanni (o Battistero), dove oggi sono custoditi e visibili.
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lunedì 7 settembre 2015

" Trieste di ieri e di oggi ".

Il Gruppo " Trieste di ieri e di oggi ", grazie al supporto del " Circolo Artistico di Trieste " e del suo archivio, nasce con l'intento di far conoscere e condividere immagini fotografiche, notizie e dipinti di pittori triestini, immagini da stampe, cartoline e quanto altro sulla città di Trieste e il suo territorio, di ogni periodo storico, compresa la fotografia artistica contemporanea. Le vostre foto della " Trieste di oggi ", prima e dopo opere pubbliche, con il passare del tempo diventeranno una documentazione preziosa ed esclusiva delle modifiche del territorio o dei cambiamenti socio-culturali.
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" Trieste di ieri e di oggi "

Il Gruppo " Trieste di ieri e di oggi ", grazie al supporto del " Circolo Artistico di Trieste " e del suo archivio, nasce con l'intento di far conoscere e condividere immagini fotografiche, notizie e dipinti di pittori triestini, immagini da stampe, cartoline e quanto altro sulla città di Trieste e il suo territorio, di ogni periodo storico, compresa la fotografia artistica contemporanea. Le vostre foto della " Trieste di oggi ", prima e dopo opere pubbliche, con il passare del tempo diventeranno una documentazione preziosa ed esclusiva delle modifiche del territorio o dei cambiamenti socio-culturali.
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martedì 25 agosto 2015

Trieste di ieri e di oggi

Nel Gruppo " TRIESTE DI IERI E DI OGGI " troverete : Fotografie, Dipinti, Stampe, Cartoline, Numismatica e Medaglistica, Notizie storiche e molto altro di Trieste e del suo Territorio.
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